Il Terzo Settore offre un’opportunità di lavoro a differenza di un mercato che non propone granché. Forse sei stanco di inviare curriculum a vuoto alla ricerca di un posto che abbia a che fare con le tue aspirazioni, con gli studi che hai fatto o con l’esperienza che hai accumulato, tanta o poca che sia. Probabilmente stai meditando di cambiare vita, hai dato quello che ritenevi che dovevi dare in un’azienda, per così dire, «tradizionale» e vorresti dedicarti ad altro, agli altri.
Pensate , allora, perché parleremo proprio di questo.
come lavorare nel Terzo Settore anche in considerazione della riforma introdotta dal Governo Gentiloni nel 2017.
Ci sono molti modi per riferirsi a questa attività: Terzo Settore, no profit, non a scopo di lucro, organizzazioni non governative o non imprenditoriali, lavoro nel sociale. Ma il concetto è lo stesso: si tratta di realtà che si collocano a metà tra le esigenze sociali dello Stato e quelle economiche del mercato senza abbracciare al 100% nessuna delle due.
Si opera nel mondo della cultura, dell’accoglienza, del welfare. Si arriva dove la Pubblica amministrazione non riesce (o non vuole) arrivare. Ed in una società che sta vivendo una notevole trasformazione sociale e culturale si aprono nuovi spazi per lavorare nel Terzo settore. Ovviamente, a patto che nessun Governo spezzi le ali a chi lo vuole fare tagliando di proposito i finanziamenti.
Attenzione, però: qui non si parla di volontariato ma di un vero e proprio lavoro retribuito. Per questo motivo è importante anche conoscere qual è la natura giuridica delle organizzazioni, associazioni o cooperative, in definitiva del datore di lavoro. Sapere quali sono gli sbocchi professionali e le figure più ricercate, certo, ma anche i diritti del lavoratore del Terzo Settore.

Operare nel Terzo Settore vuol dire entrare a far parte di una realtà che persegue senza scopo di lucro una finalità civica, di utilità sociale e solidale attraverso la produzione e l’erogazione di beni e di servizi.

Significa, pertanto, lavorare per:

  • un’associazione di volontariato;
  • una cooperativa sociale;
  • un’associazione di protezione civile o di promozione sociale;
  • un’associazione sportiva dilettantistica;
  • un’associazione a tutela dei consumatori e degli utenti;
  • una società di mutuo soccorso;
  • un’organizzazione non governativa (Ong);
  • un’impresa sociale.

Tutte queste realtà devono avere un ritorno economico come conseguenza del lavoro svolto e non come finalità principale dei diritti del lavoratore del Terzo Settore.